
Simbolo della bellezza della vita di campagna, luogo che è al contempo rifugio dagli affanni della concitazione della città e sede della virtuosa gestione dei possedimenti terrieri, la villa del territorio bresciano presenta numerose affinità con le dimore signorili dell’entroterra veneto, soprattutto per la sua doppia funzione: garantire il controllo delle proprietà agricole e suscitare il piacere e il diletto dei proprietari, che qui si recano per trovare rifugio dalla confusione cittadina.
Tra il 1530 e il 1560 buona parte del patriziato veneto aveva convertito i propri patrimoni commerciali in investimenti agricoli e fondiari e, conseguentemente, aveva dovuto dotarsi di dimore adeguate, che rispecchiassero l’immagine di una nobiltà attiva nell’amministrazione delle proprie aziende agricole.
Con il maggior consolidarsi dei domini della terraferma, il patriziato veneto si fece dunque committente di residenze che non fossero meramente di villeggiatura, ma affiancassero alla magnificenza di un’architettura pari a quella dei palazzi cittadini ad ambienti funzionali, destinati al lavoro agricolo. Interprete perfetto delle nuove esigenze del patriziato fu Andrea Palladio, architetto e trattatista, che si fece artefice del perfetto equilibrio tra dimora signorile e casa rurale, progettando numerose ville dell’entroterra, architetture perfettamente inserite nel paesaggio veneto.
Anche la villa del territorio bresciano e franciacortino svolge la doppia funzione di luogo di piacere e di centro indispensabile per l’amministrazione del territorio. Nel Cinquecento la semplice casa torre medievale con cascina porticata si evolve in forme architettonicamente complesse: la pianta, ad elle o a ferro di cavallo, con eleganti portici al piano terreno, si fonde perfettamente nell’ameno paesaggio di colline e vigneti, mostrando una divisione tra l’abitazione signorile, centrale o distinguibile per una più accentuata decoratività, e le barchesse ad uso agricolo.
Se con il Seicento si era registra una parziale inflessione nell’edilizia, il Settecento si configura come secolo di rinnovata espansione: ai palazzi cittadini viene riservato un ruolo di mera rappresentanza, mentre nelle ville del contado la nobiltà si reca per godere della campagna nei periodi migliori dell’anno e coordinare la gestione della proprietà agricola, di cui la villa è il fulcro. A fronte di un’ingerenza veneziana sempre maggiore, la maggior fonte di ricchezza resta, infatti, l’investimento fondiario. In questo risiede la differenza tra la villa bresciana e veneziana e quella milanese, eretta, quest’ultima, per ragioni che possono essere spesso ricondotte quasi esclusivamente alla rappresentanza. L’avvicendarsi di famiglie nobili diverse, nel detenere la proprietà degli immobili, conferisce spesso un aspetto ibrido alle ville di Franciacorta. Ma non mancano le due caratteristiche della villa barocca: una ricca decorazione interna e un giardino in dialogo con il paesaggio circostante, che diviene, tra Sei e Settecento, sempre più stretto. Viene abbandonata definitivamente la tipologia della corte chiusa, che resterà invece valida per le architetture più specificamente agricole. Allo stesso modo, è tralasciato l’impianto cubico e severo, dovuto anche a preesistenze medievali di carattere difensivo, tipica delle costruzioni quattrocentesche. Dal modello “a corte chiusa” e alla pianta a ferro di cavallo si passa a soluzioni accentuatamente scenografiche, basate sul rapporto di continuità tra giardino e campagna circostante.
Il rapporto tra l’architettura ed il paesaggio non è casuale, ma frutto di una progettazione da parte dell’architetto e oggetto di una serie di normative, espresse da una ricca letteratura trattatistica. Il giardino diviene elemento peculiare ed imprescindibile: se nella villa palladiana svolgeva già il ruolo di creare continuità tra architettura e paesaggio, con l’età barocca si arricchisce di soluzioni scenografiche, in dialogo con l’edificio signorile, che ne diviene quasi una quinta teatrale.
Luogo di otium, divertimento e delizia, ma anche di rifugio propizio alla riflessione intellettuale, tra il Settecento e il primo Ottocento la villa si aggiorna ai nuovi stili rococò e neoclassico, creando un ambiente ideale per circoli letterari e poetici.
Palazzo Bargnani Dandolo
Adro
VIlla Baitella
Castegnato
Palazzo Oldofredi
Cazzago S. Martino
Palazzo Covi
Cellatica
Palazzo Trebeschi Maggi
Cellatica
Palazzo Folonari
Cellatica
Villa Breda
Cellatica
Palazzo Pulusella
Cellatica
Palazzo Almici – Frugoni
Coccaglio
Palazzo Gnecchi
Cologne
Palazzo Martinelli
Cologne
Palazzo Pizzini già Lana ora Tonelli
Corte Franca
Palazzo Lana, ora Ragnoli
Corte Franca
Palazzo Monti della Corte
Corte Franca
Palazzo Torri
Corte Franca
Palazzo Lana – Berlucchi
Corte Franca
Villa Lechi
Erbusco
Villa Togni già Averoldi
Gussago
La Santissima
Gussago
Palazzo dell’Arsenale
Iseo
Villa Presti
Ospitaletto
Palazzo Baitelli Oldofredi
Paderno Franciacorta
Palazzo Duranti
Palazzolo s/O
Villa Damioli
Palazzolo s/O
Parco delle Tre Ville
Palazzolo s/O
Complesso del Vanzago
Paratico
Palazzina Oselanda
Paratico
Villa Fassati Barba
Passirano
Villa Catturich Ducco
Passirano
Palazzo Francesconi
Provaglio d’Iseo
Villa San Giuseppe
Provaglio d’Iseo
Palazzo Comunale
Rovato
